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I MERCATI

IL MERCATO DELL’EUROPA ORIENTALE


L’Austria è sempre stata storicamente la porta d’accesso all’Europa orientale. Vienna in particolare, situata più ad Est di Berlino e antica capitale di un Impero che comprendeva tra l’altro l’Ungheria, l’intera ex-Cecoslovacchia e buona parte della ex-Jugoslavia. è stata per secoli il crocevia degli scambi culturali ed economici con i popoli dell’Est.

  

Questa posizione particolarmente privilegiata si è anzi rafforzata dopo il secondo conflitto mondiale e nei lunghi anni della guerra fredda. L’Austria, infatti, unica nazione dell’Europa occidentale non entrata a far parte della NATO, è riuscita a crearsi l’immagine di nazione “assolutamente neutrale” e politicamente non schierata. Il che le ha consentito, anche nei momenti più difficili e delicati, di mantenere rapporti con i Paesi del blocco comunista molto più stretti e amichevoli di quelli che in genere il mondo occidentale riusciva a stabilire.


La rete di relazioni e conoscenze, sul piano sia politico che economico, che l’Austria potè stabilire e consolidare in questo lungo periodo, costituì dopo la caduta del muro di Berlino, un notevolissimo vantaggio. E’ naturale che, nel nuovo quadro di rapporti con i Paesi dell’ex blocco sovietico, Vienna assumesse un ruolo di primo piano, un punto di riferimento per i Paesi che riconquistavano l’indipendenza e il luogo d’incontro ideale tra essi ed i paesi occidentali interessati al nuovo, inesplorato mercato. Non è casuale che ben presto molte multinazionali (oltre 300, anche nord-americane) posizionassero il loro quartier generale per i mercati dell’Europa Orientale in Austria e particolarmente a Vienna.


Per antica tradizione Vienna è del resto una città abituata ad accogliere persone provenienti dai Paesi più diversi, facilitandone l’amalgama e la integrazione. E’ una città in cui la diversità di lingue, culture ed etnie è un fatto normale. E nella quale è numerosa la presenza di oriundi dell’Europa orientale, specie di estrazione slava, residenti a Vienna anche da più generazioni. Ne consegue che vi è facile (e quindi economico) reperire personale, anche altamente qualificato, che parla correttamente o ha addirittura per madrelingua in particolare uno dei vari idiomi slavi (ceco, slovacco polacco, sloveno, croato, serbo, bulgaro e, ovviamente, russo).    


Tornando al mercato in sè, pur non trattandosi di paesi particolarmente ricchi, si tratta pur sempre di un bacino d’utenza potenzialmente enorme e con grandi prospettive di crescita a lunga scadenza. Basti citare che, nel triennio 2009-2012, l’export totale italiano verso i paesi CEE era sette volte superiore a quello corrispondente verso la Cina! (Fonte: ISTAT)


Non sono infine da sottovalutare i vantaggi fiscali di questi paesi, che hanno per esempio trasformato in pochi anni una grigia città come Bratislava in una delle sedi legali più ambite per società internazionali.